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Articolo di Iacopo Criscuoli – Business Mentor Microlab

Raccontare le scelte, le difficoltà e i percorsi che le donne affrontano ogni giorno è necessario per aprire nuove opportunità, rendere visibile ciò che spesso resta nascosto e contribuire, passo dopo passo, a cambiare il futuro.

Nel mio piccolo voglio contribuire condividendo la storia del percorso di due mentee che ho seguito insieme al collega Leonardo Cilia, impegnate nella creazione di una società di consulenza sui temi del gender gap, perché il loro percorso possa aiutarci a immaginare un futuro nuovo anche per il  mondo delle imprese. 

Il mentoring: una sfida per crescere insieme

Per il Mentor iniziare un percorso di accompagnamento è sempre una sfida, una specie di ricerca continua dell’equilibrio tra le aspettative del mentee, la persona che viene supportata, e che a volte non ha molto chiaro cosa fa un Mentor,  e ciò che il ruolo impone di essere e offrire.

Chi chiede supporto a volte vorrebbe trovare una persona che può risolvere tutti i suoi dubbi e problemi, ma il Mentor non è lì per dare soluzioni pronte all’uso.

Il ruolo di guida del Mentor gli impone di non prendersi carico di scelte e responsabilità del mentee, nel rispetto stesso dell’imprenditore. 

Il Mentor è lì per supportare, per trovare insieme al mentee diverse soluzioni, e per crescere insieme a lui attraverso un percorso che vede il “professionista” mettersi in discussione, essere aperto alle novità e avere la capacità di non darsi per arrivato.

Se a tutto questo si aggiunge il fascino del confronto generazionale o di genere, si comprende quanto la sfida sopra citata sia  una fonte di arricchimento incredibile per tutte le persone coinvolte. 

Il confronto come stimolo

Per passare ad un esempio concreto, insieme a Leonardo, abbiamo seguito il progetto di nuova impresa dedicata a temi di inclusione, equità e parità di genere proposto da due mentee che hanno partecipato alla nostra call Imprendo.

Come ogni percorso di mentoring, la parte iniziale del rapporto si è concentrata molto su questioni pratiche: definire i rispettivi ruoli, stabilire l’obiettivo da perseguire e aiutare le due protagoniste di questa vicenda a darsi delle scadenze e delle tasks intermedi per portare avanti il lavoro.

Eppure fin da subito la sfida vera non è stata definire il progetto, ma riuscire a tirarne fuori l’anima vera, un’anima magicamente e fortemente femminile, caratterizzata dal porre il “sentire” prima del “pensare” e che poteva, anzi doveva essere l’elemento chiave per distinguere il loro modo di approcciarsi ai clienti da tutti i competitor.

Il potere delle differenze per dare valore all’impresa 

La cosa interessante è stata che all’inizio proprio questo approccio veniva visto dalle mentee come un elemento da modificare, soprattutto facendo il paragone con società di consulenza più tradizionali, ma sicuramente meno originali.

Quando siamo insieme riusciti a far emergere l’unicità e la preziosità di questa caratteristica, prima in modo sottile, poi sempre più impetuoso, ecco allora che tutto ha preso un senso diverso: la sensibilità, l’attenzione e l’emozione sono diventate il centro del progetto attorno alle quali costruire tutte le strategie di marketing, la proposta di valore e la gestione ordinaria di una società.

Far emergere la propria unicità: 3 domande per iniziare

La lezione che non dovremmo mai smettere di imparare, soprattutto in un mondo in cui lo standard spesso è  un modello maschile, è che le differenze non sono difetti,  ma posso diventare il nostro vantaggio competitivo: sono queste caratteristiche uniche che ci differenziano dalla concorrenza, che ci fanno scegliere dai clienti e ci aiutano a lottare per realizzare i nostri sogni, soprattutto quelli più folli.

Se si è accompagnati da qualcuno è sicuramente più facile trovare queste caratteristiche, ma anche da soli possiamo fare delle piccole riflessioni che ci aiutano a far emergere la nostra unicità:

1 Come posso trasformare quello che penso essere un difetto in una caratteristica vincente? Quali sono le convinzioni negative che mi stanno limitando?

2 Come posso allenare queste caratteristiche anche al di fuori dell’ambito imprenditoriale per rendere questo nuovo approccio sempre più naturale e trasversale?

3 Nel confronto con gli altri, come dò valore a questa mia unicità? Riesco a farla emergere e diventare la leva di un cambiamento positivo?

Cosa si perde nel non far emergere questa unicità?

Se è abbastanza facile calcolare quale sia la differenza salariale, la disparità di trattamento negli avanzamenti di carriera o il carico di lavoro aggiuntivo in famiglia a causa del gender gap, è difficile capire davvero quale sia la perdita in innovazione, visione e entusiasmo che un approccio femminile potrebbe garantire a tutti noi.

Per creare una realtà diversa ci impegniamo ogni giorno come volontari in Microlab.

Se vuoi contribuire diventa Business Mentor: scopri come qui.