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Articolo di Leonardo Cilia – Business Mentor Microlab

Capita più spesso di quanto si pensi. Per anni si costruisce un percorso solido, si impara un mestiere, si lavora bene. Poi, all’improvviso, qualcosa cambia. Non necessariamente per scelta.

È quello che succede quando viene meno una struttura su cui si è sempre fatto affidamento: uno studio, un’azienda, un punto di riferimento. E ci si ritrova a dover gestire tutto da soli.

Non solo il lavoro, ma anche ciò che sta intorno al lavoro.

Quando il contesto cambia, cambia anche il ruolo

Nel mentoring emerge spesso questa dinamica: persone molto competenti sul piano tecnico che, però, non hanno mai dovuto guardare alla propria attività nel suo insieme.

Finché c’è qualcuno che organizza, decide, indirizza, molte scelte restano invisibili. Quando quel riferimento viene meno, diventano improvvisamente centrali.

È il caso di una fotografa freelance che, dopo anni di esperienza in uno studio strutturato nel mondo della moda, si è trovata a dover ripensare completamente il proprio modo di lavorare. Aveva competenze, aveva esperienza, ma si è resa conto che fino a quel momento si era occupata soprattutto della parte “produttiva”.

Ora era chiamata a fare altro: decidere cosa offrire, a chi, a quali condizioni.

Il punto in cui molti si fermano

È qui che molte persone incontrano un blocco.

Non perché non sappiano fare bene il proprio lavoro, ma perché non hanno mai dovuto porsi alcune domande fondamentali:

  • perché un cliente dovrebbe scegliere proprio me?
  • quali lavori hanno davvero senso per me?
  • quanto vale quello che faccio?

Nel mentoring non si tratta di dare risposte immediate, ma di iniziare a guardare queste domande con più chiarezza.

Nel caso specifico, il primo passo non è stato “fare di più”, ma fermarsi a capire meglio:

  • quali erano le esperienze già fatte,
  • quali relazioni potevano essere riattivate,
  • quali elementi del suo lavoro avevano davvero valore per i clienti.

Dare un prezzo significa prendere posizione

Uno dei passaggi più delicati è stato quello del prezzo.

Non tanto per il calcolo in sé, quanto per ciò che rappresenta. Dare un prezzo al proprio lavoro significa prendere una posizione: su cosa si offre, su come lo si offre, su che tipo di clienti si vogliono.

Molte persone, in questa fase, oscillano tra due estremi: chiedere troppo poco per paura di perdere opportunità, oppure non sapere come giustificare ciò che chiedono.

Nel percorso di mentoring, questo non si risolve con una formula, ma con un lavoro progressivo di consapevolezza. Capire quanto tempo richiede un lavoro, quali costi comporta, ma soprattutto quale valore genera per chi lo riceve.

Quando il percorso si interrompe (e cosa resta)

Non tutti i percorsi seguono una linea continua.

In questo caso, il mentoring si è interrotto per ragioni personali che hanno portato la mentee a sospendere temporaneamente la propria attività. È una situazione più comune di quanto si pensi, e spesso viene vissuta come un passo indietro.

In realtà, anche quando un percorso si ferma, qualcosa resta.

Resta una maggiore chiarezza su cosa significa davvero gestire un’attività, sulle scelte che questo comporta, sulle domande che è necessario porsi prima di andare avanti.

Una consapevolezza che fa la differenza

Diventare “imprenditori di se stessi” non è un passaggio immediato. Non coincide con l’apertura di una partita IVA o con l’inizio di un’attività.

È un cambiamento di sguardo.

Significa passare dal fare bene un lavoro al capire come quel lavoro può stare in piedi, crescere, evolvere. E questo richiede tempo, confronto e, spesso, la disponibilità a rimettere in discussione ciò che si dava per scontato.

È proprio qui che il mentoring può fare la differenza: non nel dare soluzioni, ma nell’aiutare a vedere meglio.

Se vuoi una mano, chiedi il supporto di un Business Mentor.

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