Articolo di Pasquale Marinelli – Business Mentor Microlab
Capire se conviene aprire una startup innovativa non è solo una questione normativa. In questo articolo analizziamo requisiti, vantaggi e limiti dal punto di vista normativo, economico e di pianificazione.
Il primo errore da evitare
Quando si avvia un’impresa può capitare di valutare se sia il caso di ottenere la qualifica di startup innovativa, soprattutto quando il progetto ha una componente tecnologica o si cercano incentivi e finanziamenti. Il rischio è partire dalla forma giuridica senza aver chiarito prima come funzionerà economicamente l’attività.
Nella pratica capita di riscontrare proprio questo comportamento, perché è più facile informarsi su come aprire una startup innovativa che capire se la scelta è coerente col progetto.
Per questo motivo, la prima domanda giusta non è “come aprire una startup innovativa?”, ma piuttosto “ha senso per quello che sto costruendo?”
La normativa: requisiti e funzionamento
La startup innovativa è uno status giuridico introdotto dal D.L. 179/2012. Attenzione! Non è una forma societaria, ma una qualifica (un’etichetta, un tag) attribuita a società di capitali (ad esempio una SRL) che rispettano specifici requisiti.
L’impresa deve essere giovane (meno di 5 anni) e costituita ex novo, non quotata, residente in Italia o nell’Unione Europea ma con una filiale o sede produttiva in Italia, con valore della produzione dopo 2 anni sotto i 5 milioni e senza distribuzione di utili. Questo implica reinvestimenti continui e non distribuzione immediata degli utili.
L’attività deve riguardare prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico, in modo coerente e dimostrabile.
Inoltre, deve rispettare almeno uno fra i seguenti requisiti:
- investimenti in ricerca e sviluppo pari al 15% dei costi;
- personale qualificato (con dottorato di ricerca, laurea magistrale o 3 anni di esperienza nella ricerca);
- brevetti o software registrati.
Una volta scelta la forma societaria adatta alle proprie esigenze, la società va costituita con l’intervento di un notaio e lo status di startup innovativa si acquisisce tramite l’iscrizione in una sezione speciale del Registro delle Imprese, che richiede aggiornamenti periodici. Se i requisiti vengono meno, lo status si perde.
La durata è limitata: in linea generale dai 3 ai 5 anni, con possibili ulteriori estensioni in presenza di crescita o investimenti. La startup innovativa è quindi una fase, non una condizione permanente e a vita.
Le caratteristiche: quando ha senso
Non tutte le imprese sono startup innovative. Infatti questa struttura ha senso quando il modello presenta:
- innovazione reale (introduce un cambiamento significativo);
- scalabilità (l’attività cresce senza aumentare proporzionalmente i costi);
- fabbisogno di capitale.
Dal punto di vista della pianificazione, significa sostenere una fase iniziale con costi prima dei ricavi e spesso ricorrere a capitali esterni. Ecco perché, acquisire e mantenere questo status, ha senso solo se il modello di business è coerente con questa dinamica.
Se invece l’attività genera ricavi subito, cresce in modo proporzionale al lavoro svolto e richiede pochi investimenti, i benefici si riducono, mentre restano i vincoli che il mantenimento di questo status comporta.
I pro: quando conviene
Uno dei principali vantaggi è l’accesso ai finanziamenti, cioè essere appetibili per i potenziali finanziatori perché essi possono beneficiare, a certe condizioni, di detrazioni fiscali e crediti d’imposta a fronte dell’investimento effettuato.
Incentivi fiscali che riguardano direttamente la startup innovativa sono:
- la compensazione dei crediti IVA senza visto di conformità
- la non applicabilità della disciplina sulle società di comodo
- esenzione da bolli e diritti camerali
Inoltre, si può contare su finanziamenti pubblici esclusivi (es. Smart&Start Italia di Invitalia) e sull’equity crowdfunding (oggi accessibile a diverse tipologie di imprese, ma coerente con progetti innovativi che cercano capitale iniziale). Ma senza un piano, il beneficio resta teorico.
È previsto anche l’accesso semplificato al Fondo di Garanzia PMI, utile solo in presenza di un fabbisogno finanziario reale e di un piano sostenibile.
C’è poi flessibilità gestionale. Ad esempio, le perdite possono essere gestite con tempi più ampi rispetto alle regole ordinarie. Ciò consente di sostenere la fase iniziale senza intervenire subito sul capitale. Dal punto di vista della pianificazione, ciò significa avere più tempo per raggiungere l’equilibrio.
Un altro elemento è la flessibilità nella struttura del capitale: si possono creare quote con diritti diversi e strumenti come stock option o work for equity, utili per coinvolgere investitori o collaboratori senza esborso immediato di liquidità.
Sono tutte opportunità utili, ma hanno senso solo se l’impresa è costruita per utilizzarli.
La normativa stabilisce le condizioni per essere riconosciuti come startup innovativa, ma non indica le condizioni per garantire sostenibilità al progetto in sé.
Quella dipende da un piano economico-finanziario costruito sui numeri, non sulla forma giuridica.
I contro: quando non conviene
I limiti emergono nella gestione.
Il primo è il divieto di distribuzione degli utili: l’imprenditore deve sostenersi con altre risorse.
È poi richiesta una maggiore disciplina gestionale: ogni anno vanno confermati i requisiti e costantemente monitorati elementi come fatturato, ricerca e sviluppo e struttura del team. Tutto questo va considerato fin dall’inizio perché, se i requisiti vengono meno, lo status si perde, insieme alle agevolazioni ad esso collegate.
Infine, c’è una pressione implicita alla crescita. Questo tipo di struttura è pensato per imprese che devono crescere, spesso in tempi rapidi e con capitale esterno. Non tutti i progetti sono fatti per questo.
La startup innovativa è una scelta di modello, non un vantaggio normativo.
Consigli finali
La scelta non dovrebbe partire dagli incentivi, ma da una lettura realistica del progetto. Per questo motivo, prima di scegliere lo status di startup innovativa, vale la pena verificare
- come funzionano ricavi e costi
- se il fabbisogno finanziario è puntualmente stimato
- se il modello è scalabile
- per quanti mesi l’impresa si regge senza utili
- se servono investitori
- se si vuole mantenere una gestione più semplice
- se il prodotto è validato
- se le caratteristiche del team sono coerenti
Quando questi elementi non sono chiari, il rischio non è scegliere male la forma, ma partire senza aver capito come si regge l’impresa.
Se vuoi una mano, chiedi il supporto di un Business Mentor.
